I social stanno morendo
È una frase che suona come un titolo clickbait, eppure è una sensazione sempre più diffusa.
L’ho sentita ripetere spesso da colleghi che lavorano nel marketing, da creator digitali, ed è un pensiero che mi ha accompagnata negli ultimi mesi mentre passavo da una piattaforma all’altra, scrollando senza un reale coinvolgimento.
L’articolo The Last Days of Social Media, pubblicato su Noema, riesce ad analizzare in modo lucido e oggettivo questa stanchezza collettiva, difficile da misurare, ma sempre più evidente.
Da luoghi di connessione a spazi di influenza
I social network sono nati per mettere in contatto le persone ma oggi sono diventati spazi in cui seguiamo sconosciuti che influenzano le nostre scelte quotidiane: cosa compriamo, come ci vestiamo, cosa mangiamo e persino il modo in cui percepiamo noi stessi. Il confronto è continuo e avviene quasi sempre con una perfezione costruita, filtrata e irraggiungibile. Ne conosciamo l’artificialità, eppure continuiamo a misurarci con essa.
Quando le piattaforme social si snaturano perdendo il proprio obiettivo iniziale (di connessione, dialogo e scoperta) e iniziano a riempirsi di contenuti privi di valore, allora si migra verso un’altra piattaforma che inesorabilmente andrà in contro a un destino molto simile.
AI, contenuti infiniti e perdita di significato
In questo contesto, l’intelligenza artificiale non è solo uno strumento in più, ma un acceleratore di dinamiche già presenti.
Ha rvelocizzato processi che prima richiedevano tempo come l’editing di foto e video o la scrittura di uno script e ha aperto la strada a fenomeni come i virtual influencer, profili di influencer artificiali capaci di raggiungere milioni di follower in pochissimo tempo.
L’articolo di Noema scommette su un cambio di rotta: sempre più utenti si sposteranno su spazi digitali alternativi: community più lente, abitate da persone reali e meno rumorose, in cui tornare a investire tempo di qualità, lontano da una comunicazione costantemente interrotta da pubblicità, metriche di performance e automazioni invisibili.
Quando i social smettono di essere un mezzo
Riflettendo su ciò che dice l’articolo, la sensazione più forte è che i social hanno smesso di essere un mezzo e sono diventati un fine. Non condividiamo più per esprimere ciò che vogliamo dire, ma per misurare quanto funzionerà e come sarà percepito.
È un cambiamento sottile, ma profondo, che ha conseguenze non solo sul marketing e sulla comunicazione, ma anche sul nostro modo di pensare e di relazionarci.
Lo scopo di questa riflessione non è dare una soluzione, ma porre una domanda scomoda:
Cosa resta quando la promessa di visibilità non basta più?
Quando l’attenzione è frammentata, l’autorità inflazionata e la fiducia sempre più fragile, forse la vera sfida non è “essere presenti ovunque”, ma scegliere consapevolmente dove ha ancora senso esserlo.
Forse i social non stanno davvero morendo, forse stanno semplicemente mostrando i loro limiti culturali.
E forse è proprio questo che ci costringe come professionisti, creator e persone a tornare a una domanda più semplice, ma anche più difficile: che valore ha ciò che stiamo condividendo, al di là della piattaforma che lo ospita?
Se vuoi saperne di più, leggi altri articoli su MarkeThink e ascolta il podcast per riflessioni su marketing digitale, social media e intelligenza artificiale.
