Sono iscritta ad una newsletter di editoria perché mi piace leggere contenuti diversi dal mio ambito professionale e spesso è proprio lì che nascono gli spunti migliori.
La mail di qualche giorno fa, con titolo: “Chi scrive i nostri libri?“, mi ha particolarmente colpita e ci ho rimuginato su per diversi giorni…
L’autrice della newsletter, (nonché editrice e traduttrice di professione) raccontava di come oggi sia diventato sempre più semplice riconoscere testi scritti con l’intelligenza artificiale in bozze, email, materiali promozionali, post social, ecc… e non perché siano scritti male a livello grammaticale, anzi, al contrario spesso risultano “troppo perfetti” e molto simili tra loro.
Ma cosa succede quando l’AI scrive una buona parte di un libro ma né in copertina, né all’interno delle pagine c’è scritto espressamente che l’autore/autrice sia “stato aiutato“?
È successo con Shy Girl di Mia Ballard. Dopo la pubblicazione in Inghilterra, molti lettori hanno notato qualcosa di strano in molti punti del libro e online e nei forum dedicati si è iniziato a parlare dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la stesura del romanzo.
Le critiche si sono concentrate soprattutto sulle descrizioni molto (forse troppo) dettagliate, considerate lontane dallo stile narrativo della scrittrice.
Il caso, nato inizialmente tra lettori e fan dell’autrice, è stato poi ripreso da diverse testate giornalistiche, fino alla decisione della casa editrice Hachette di ritirare la pubblicazione britannica e sospendere quella negli altri Paesi.
Sara Meddi, autrice della newsletter continua raccontando di aver riscoperto il valore dei piccoli errori: refusi, tempi verbali incoerenti dopo decine di revisioni, spazi sbagliati o dettagli imperfetti che raccontano il passaggio umano dietro a un contenuto.
La cosa che mi ha fatta sorridere è che, poco dopo quella newsletter così riflessiva sugli errori e sull’umanità nella scrittura, ne è arrivata un’altra con oggetto: “Errata corrige”.
Paradossalmente credo che quel piccolo refuso abbia reso tutto ancora più autentico, proprio perché in quel momento non stavo leggendo un contenuto perfetto, ma il lavoro di una persona reale.
Il rischio della perfezione
Questa storia mi è rimasta particolarmente addosso perché tocca un tema simile affrontato nella puntata 8 del podcast MarkeThink.
Nell’episodio mi chiedevo:
- io da lettore, perché dovrei pagare un libro scritto quasi interamente da una intelligenza artificiale?
- Qual è il valore aggiunto rispetto ai contenuti che troviamo “gratis” online o direttamente sulle piattaforme di AI?
Spesso per paura di non essere abbastanza perfetti, ci affidiamo quasi ciecamente all’AI, credendo che possa essere una valida soluzione.
Ma come diciamo sempre, l’AI non è un “problema”, il vero problema nasce quando il contenuto smette di raccontare un punto di vista reale e diventa qualcosa di più piatto.
E allora la domanda diventa inevitabile:
Se deleghiamo completamente la creazione di contenuti digitali all’intelligenza artificiale, cosa rende davvero unico il nostro lavoro?
L’AI può supportare il contenuto, ma non sostituire l’identità
Lo diciamo spesso su questi canali: l’intelligenza artificiale può velocizzare processi, aiutare nella scrittura e migliorare l’organizzazione delle idee, ma c’è una differenza enorme tra supportare un lavoro e sostituirlo.
Anche io, ho una lista di parole ed emoji che mi fanno subito pensare “È AI!“, ma ciò che rende davvero riconoscibile un contenuto è il TOV (tone of voice), l’esperienza e la sensibilità con cui scegliamo cosa dire e cosa no.
Credo che le piccole imperfezioni di un contenuto siano parte della sua unicità, un po’ come accade con gli oggetti artigianali: nessun pezzo è davvero identico a un altro, ma possiamo apprezzare e riconoscere la mano, il pensiero e la presenza di una persona reale.
Se queste riflessioni ti interessano, qui su MarkeThink trovi altri articoli in cui parlo di marketing digitale, social media e intelligenza artificiale con uno sguardo più umano e meno performativo.
E se preferisci ascoltare invece che leggere, puoi seguirmi anche nel podcast, dove approfondisco questi temi tra dubbi, esperienze e domande che spesso nel digitale lasciamo sullo sfondo.
